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Presentazione casi- HOMEWORK PER INCONTRO N.2
In I casi
mcf.scuola
03 apr 2019
Una classe multietnica propongo un breve profilo della classe prima, che evidenzia come caratteristica preminente la sua composizione eterogenea per la provenienza degli alunni, in quanto sono presenti tre alunne marocchine, un cinese, un bambino giunto nel settembre scorso dal Pakistan e quindi interamente da alfabetizzare, una alunna macedone, una proveniente da famiglia albanese, un alunno la cui madre è sudamenricana (totale 19 elementi). Generalmente l'interazione tra pari non è semplice, a mio avviso, poichè i momenti di socializzazione spontanea sono oggigiorno pochi e i ragazzi tendono a frequentare i coetanei solo in ambienti come la scuola o i gruppi sportivi, oppure ad utilizzare molto il telefono, per comunicare mediante whatsapp e altro, nonostante una concreta possibilità di incontrarsi personalmente o parlarsi. Questo fa sì che le relazioni a scuola siano spesso difficili da gestire, anche per la sempre crescente esigenza degli alunni di giocare, muoversi, alzarsi dal banco e interrompere l'attività didattica magari dirigendo la propria aggressività, frustrazione, nervosismo o insofferenza verso i compagni, oppure utilizzando modalità di approccio non appropriate che portano a risultati opposti (per attirare la tua attenzione ti rubo un oggetto o te lo rompo, come accaduto stamattina, oppure ti tocco in continuazione per richiamarti verso di me, ottenendo l'effetto di rifiuto da parte del compagno). Purtroppo i tempi nella scuola secondaria di primo grado sono scanditi da orari rigidi e programmi impegnativi, pertanto lo spazio per affrontare certe problematiche è molto ridotto. Inoltre "catturare" l'attenzione degli alunni su alcune tematiche è quasi più difficile che con una lezione tradizionale, dove il libro , la penna per gli appunti, la spiegazione "interattiva" sono ancora strumenti abbastanza efficaci (talvolta risulta infatti molto più difficile da gestire lo spazio di discussione in classe su argomenti di attualità, per la incapacità dei ragazzi di rispettare le regole, ascoltare i compagni, aspettare il proprio turno, alzare la mano, stare nei tempi etc...). Pertanto in una classe multietnica le dinamiche di socializzazione non sono affatto semplici in quanto complicate dal fatto che ciascun bambino proviene da esperienze molto diverse, ambienti familiari ed educativi eterogenei, stili di apprendimento e abitudini di comportamento differenti. Le bambine marocchine, per esempio, tendono a fare gruppo tra loro, soprattutto due, il ragazzino pakistano, totalmente privo di strumenti linguistici, fa piccoli scherzi, quasi dei dispetti, per stabilire un contatto con i compagni, che mal sopportano questi approcci o replicano in modo non opportuno, il ragazzino cinese è definito dai pari permaloso perchè effettivamente è sempre molto serio e si inalbera anche di fronte ad atteggiamenti ritenuti dai più del tutto accettabili. Insomma anche la semplice gestione di un dialogo in classe o, ancora peggio, i momenti non strutturati, come l'intervallo o i cambi di orario, diventano problematici, considerata anche la presenza in classe di un ragazzino giunto in estate da una scuola di Napoli che evidenzia forte insofferenza verso il rispetto delle regole e iperattività, così come un altro, ripetente, vivacissimo e Dsa , con il quale è nata subito una relazione di ricerca continua ma anche di conflitto. Vi è infine un gruppo di cinque o sei alunni molto motivati ad apprendere che devono fare i conti con i ripetuti richiami verso i compagni che disturbano o i numerosi rallentamenti dovuti all'esigenza di rispiegare più volte alcuni concetti o semplicemente il significato di parole che dovrebbero essere di uso comune, insomma bisogna tenere conto dei livelli linguistici profondamente differenti. Ma io sono ottimista e considero l'atteggiamento globale di questa prima positivo, stimolante e confido di poter operare in modo soddisfacente, almeno finora mi sento soddisfatta di quanto abbiamo fatto con i colleghi. Il percorso ha dato dei frutti... una bella prova da affrontare insieme.
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